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[BLOGTOUR] Le forme di discriminazione nel tempo - Poet X di Elizabeth Avecedo

Buon pomeriggio, lettori!

Nei giorni scorsi ho avuto modo di approcciarmi a questo titolo pubblicato dalla Sperling & Kupfer il 27 Aprile che già dalla trama mi aveva incuriosita parecchio: "Poet X" di Elizabeth Avecedo è un testo che colpisce profondamente il lettore e che mi ha dato spunto, per questo evento, per potervi parlare di varie forme di discriminazione che la figura femminile ha subito nel corso delle generazioni.

La recensione, invece, uscirà il 23 Aprile, save the date!


Titolo: Poet X

Autrice: Elizabeth Avecedo

Casa editrice: Sperling & Kupfer

Data d'uscita: 27 Aprile 2021

Pagine: 355

Prezzo: €16,90

ISBN: 9788820069568

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C'è potere nella parola. Avere quindici anni non è mai facile, men che meno se hai un corpo dalle curve prorompenti che non passa inosservato e che sembra raccontare tutto di te prima ancora che tu apra bocca. Xiomara se ne rende conto in fretta, mentre cammina per le strade di Harlem, inseguita da fischi e commenti lascivi, perciò impara a difendersi come può, con la lingua tagliente e i pugni levati. Non si concede mai di abbassare la guardia, se non quando appunta i suoi pensieri su un quaderno con la copertina di pelle, in cui scrive d'amore, di passione, del difficile rapporto con la madre, tradizionalista e molto religiosa, che mai e poi mai deve venire a conoscenza dei suoi tumulti interiori, dei suoi desideri più reconditi. E che la metterebbe in punizione, se venisse a sapere che la figlia si è iscritta al club di poetry slam della scuola, dove ha la possibilità di interpretare le sue poesie. Xiomara è consapevole di rischiare grosso, ma una volta assaporata la libertà di raccontare ad alta voce il suo mondo, come può accettare di tornare al silenzio?


Quello che andremo ad affrontare oggi è solo la punta dell'iceberg che nasconde tante magagne, dolore e totale mancanza di rispetto. Questo titolo mi ha dato moltissimo da pensare e, ora, preparatevi al mio piccolo sfogo in cui andiamo a vedere qualche forma di discriminazione.


Ma facciamo, giusto per riscaldarci, un passo indietro: la donna, da sempre, è stata considerata un oggetto, un mezzo con cui stringere alleanze tra famiglie, un'opportunità per riscattare la propria situazione economica.

Basti pensare all'epoca vittoriana, tanto per dirne una: la donna, considerata candida, pura e intoccabile, era anche costretta a sposare un uomo scelto dal proprio padre, come un piccolo animale cresciuto giusto per esser venduto al miglior offerente. Un esempio, molto romanzato, è l'aria che si respira nelle scene di Bridgerton dove è tutto quasi una compravendita di figlie che devono maritarsi poco dopo l'entrata in società.


Per comprendere, con un breve e semplice esempio, cosa intendo per attuale situazione discriminatoria nei confronti del genere femminile, basti pensare a una gettonatissima domanda di rito (purtroppo ancora attuale) durante i colloqui di lavoro: "Ma lei ha famiglia? Se no, vuole fare dei figli?". E' una domanda che è stata posta anche a me, una domanda che mi fa anche abbastanza incazzare, specie perché al giorno d'oggi anche i papà si possono prendere dei congedi parentali: quindi a te, caro datore di lavoro, per dirla all'amicizia, che te frega?

Oppure ancora, perché io, donna, devo lavorare come un mulo e guadagnare meno di un uomo? Dove sta scritto?

O, giusto per dirne un'altra, la benedetta tassa sugli assorbenti su cui potremmo parlare per ore e che trovo a dir poco ridicola.


E che dire di una donna che non ha il sacrosanto diritto di vestirsi come le pare che "se la cerca la violenza" (per citare qualche aberrante commento letto online), oppure i galantissimi fischi in strada; e voi, ragazze che state leggendo questo articolo, so che mi capirete benissimo quando parlo dell'ANSIA che si prova a camminare da sole lungo il marciapiede, a far finta di stare al telefono quando qualcuno di sospetto ci ronza intorno, a fermare la musica in riproduzione nelle cuffiette così da poter sentire ogni minimo rumore che ci circonda.


Parlerei ancora per ore di ciò che una donna deve subire; forse, un giorno, parleremo apertamente di TUTTE le forme di discriminazione, ma forse mi servirà un Gaviscon per affrontare quel nervoso che attanaglia lo stomaco che viene solo a pensarci.


Domenica, invece e come annunciato, parleremo nello specifico del titolo così che voi possiate capire cosa e come mi ha dato spunto per questa riflessione (o arrabbiatura, vedete voi). Giuro che tornerò carina e coccolosa.




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